Si riporta la traduzione del nono capitolo del libro di John Follain, scrittore e corrispondente dall’Italia e dal Vaticano per il giornale inglese Sunday Times e autore del libro ‘The city of secrets – the truth behind the murders at the Vatican” (Citta’ dei segreti – la verita’ dietro gli assassinii al Vaticano).
Il libro, uscito nel 2003 , e mai tradotto in italiano, descrive le indagini svolte dall’autore per capire le motivazioni del duplice delitto del comandante delle guardie svizzere Alois Estermann e di sua moglie Gladys Meza Romero commesso il 4 maggio 1998 dal ventitreenne caporale dei lancieri delle guardie svizzere Cedric Tornay.
“Sin dall’inizio delle mie ricerche avevo cercato di stabilire dei contatti con L’Opus Dei. Ma gli uffici del quartier generale del movimento a Roma, a Villa Tevere, avevano rifiutato le mie ripetute richieste di discutere il coinvolgimento di Estermann nelle attivita’ dell’Opus Dei o l’estensione del suo supporto a questo movimento all’interno della Chiesa in generale e del Vaticano in particolare. La legge del silenzio in una istituzione soprannominata la “Santa Mafia” e’ impenetrabile come quella di Cosa Nostra in Sicilia.
La sola conferma del collegamento della coppia Estermann alla Opus Dei era venuta da Alberto Vollmer Herrera, che in quanto ambasciatore del Venezuela presso la Santa Sede era stato il datore di lavoro di Meza Romero. Egli mi disse, quando riuscii a fargli una mezza imboscata durante una conferenza nell’auditorio papale, che gli Estermann erano “amici” della Opus Dei, ma si rifiuto’ di entrare nei dettagli.
Fu quando ero ancora a Londra che trovai un ex membro della Opus Dei disposto a ricevermi, Monsignor Vladimir Felzmann. Avevo letto quanto aveva detto in una intervista in cui descriveva l’Opus Dei come il gruppo piu’ vicino alla ricreazione degli ordini militari del Medio Evo: una immagine particolarmente attraente, immaginai, per un uomo come Estermann, un appartenente alla “Quinta Colonna di Dio” , il corpo delle guardie svizzere. Volevo sapere da lui cosa rappresentasse l’Opus Dei per Estermann e Tornay. Egli accetto’ prontamente di incontrarmi quando gli telefonai.
Quando arrivai alla “Casa dell’Arcivescovo”, vicino alla Stazione Vittoria, Felzmann nonostante il cattivo tempo stava aspettandomi sotto il portico. Era un uomo alto e dinoccolato con una faccia gommosa ed una testa calva a forma di uovo che mi avverti’ allegramente facendomi entrare in un ufficio spazioso a pian terreno: “non credere che questo posto sia il mio; io ho solo un buco nella cantina. Ma il segretario alle finanze me lo lascia usare in sua assenza.”
Sebbene fosse mattina inoltrata fuori era cosi’ buio che lui accese la luce al neon, che lentamente comincio’ a propagarsi. Ci sedemmo in due poltrone con spalliere alte a striscie di fronte ad un vuoto caminetto. Felzmann si mise a sedere subito e mi vide mentre osservavo un cuscino sulla sua poltrona. Il cuscino era rosso cardinale e v’erano disegnati due bastoni da golf. Prima che si mettesse seduto avevo fatto in tempo a leggere il motto ricamato con lettere color crema: il mio cuore e' con Dio ma il mio corpo e' sul campo da golf.
Dietro alla scrivania era appesa una fotografia incorniciata di Cormac Murphy-O’Connor, l’arcivescovo di Westminster che proprio quella mattina a Piazza San Pietro era stato nominato cardinale dal Papa. Fra coloro a cui veniva consegnato il berretto di seta, o cappello da cardinale a tre punte, v'era un membro dell’Opus dei, l’Arcivescovo di Lima Juan Luis Cipriani Thorne – il primo membro diventato principe della Chiesa, per cortesia di Giovanni Paolo II.
Felzmann mi disse che egli era nato in una famiglia privilegiata cecoslovacca impegnata tradizionalmente nell’attivita’ diplomatica. Suo nonno era stato ambasciatore a Bruxelles e suo padre primo segretario a Londra. Ma la famiglia perse tutto quello che possedeva quando i comunisti occuparono Praga nel 1948, spingendo suo padre a dimettersi e a passare dal ruolo di promettente diplomatico a quello di un rifugiato politico.
Felzmann aveva nove anni a quel tempo e la sua vocazione religiosa combinata alla tragedia della presa del potere dei comunisti lo rese facile preda dell’Opus Dei. Vi fu trattenuto per ventidue anni finche’ non ne usci fuori nel 1982 ed entro’ nella diocesi di Westminster, dove lavora come cappellano dei giovani.
Chiesi a Felzmann come era stato reclutato.
“Fu molto facile. Stavo facendo il "cammino" della Settimana Santa insieme agli altri studenti, avevo quasi vent’anni, ed un uomo mi si avvicino’ con fare amichevole. Si rivelo’ essere un membro dell’Opus Dei. Loro usano l’amicizia come esca. Per me questo e’ terribile perche’ l’amicizia e’ uno dei doni piu’ grandi di Dio. Ma Josemaria Escriva’ de Balaguer, il fondatore, usava dirci che bisogna essere come dei nuotatori subacquei, avvicinarsi al pesce da prendere e subito dopo sparare con l’arpione.
“Mio padre mori di infarto, durante una vacanza in Cornovaglia. In quel periodo avevo 21 anni. Escriva’ divenne per me la figura paterna. In quei giorni dai seguaci era chiamato il Padre, adesso e’ diventato il Nostro Padre in Paradiso. Veniva spesso a Londra e mi mostrava molta affezione. Gli piaceva il fatto che venissi da una buona famiglia; era questo molto importante per lui.”
“Perche’ la chiamo’ a Roma?
“Mi chiese di venire a Villa Tevere, il quartier generale della Opus Dei, per studiare e diventare prete. Gli fui utile in molti modi. Ero considerato il suo braccio destro. Avevo studiato ingegneria civile all’Imperial College, cosi’ mi chiese di mettere i microfoni dietro i quadri appesi sui muri in modo da registrare ogni cosa.”
Felzmann si appoggio’ allo schienale della poltrona per godersi il mio atteggiamento stupito ed indico’ sorridendo un quadro con un paesaggio sopra al caminetto. “Non ti preoccupare, quello la’ non e’ in funzione.”
Era la prima volta che avevo sentito qualcosa sull’interesse di Escriva’ nelle cimici spia. “Mette le cimici anche nel suo ufficio?” gli chiesi, domandandomi se la sua villa-fortezza , Villa Tevere, era ancora piena di cimici come lo era stato il Watergate.
“No, no, le metteva solo nelle stanze dove avrebbe incontrato la gente. Il motivo che dava era che tutto doveva essere riportato fedelmente perche’ non voleva essere accusato di dire cose che non aveva mai detto.”
“ Ma i suoi ospiti non avevano la minima idea che tutto venisse registrato?”
“Certo che no.”
Sedemmo in silenzio per un poco, l’unico rumore quello di un motore di un taxi, le ruote che sguazzavano nelle buche piene d’acqua. Guardando attraverso le alte finestre notai che il pub all’altra parte della strada era chiamato “il Cardinale.”
Volevo sapere di piu’ su Ecriva’. La sua beatificazione, l’ultimo passo prima di essere fatto santo, erano state amaramente dibattute, e Felzmann era colui che aveva cercato di sottomettere elementi di critica a quella scelta del Vaticano. Il tentativo falli’. “Lei disse che Escriva’ era per lei una figura paterna. Era molto carismatico?” Gli chiesi.
“Aveva un misto di qualita’ che erano quasi contradditorie, ma che messe insieme, costituivano una qualita’ di leadership. Poteva essere molto affettuoso, molto gentile, ma d’altro lato poteva essere estremamente duro. Se qualcuno gli disobbediva, anche di poco, veniva subito cacciato via da Roma. Poteva strillare come un ossesso. Se trovava che una porta non doveva essere chiusa a chiave si metteva a dare calci e a bussare finche’ qualcuno non l’apriva. Una volta mi disse, ‘Vlad – mi chiamava sempre cosi’ – quando saro’ morto e la gente chiedera’ com’era il Padre, di’ loro che sapeva come ridere, ma anche di come sapeva strillare.’ Dopo la sua morte, l’Opus Dei riferi’ che egli era stato sempre paziente e sempre sorridente.”
Aveva tenuto le palme verso l’alto mentre faceva l’ultima dichiarazione, girando i suoi occhi verso la striscia di neon con finta pieta’.
“Non mi sembra avesse una personalita’ molto carismatica,” dissi.
Le sue palme diedero una pacca alle coscie. “ Oh, ma lo era. Escriva’ era totalmente concentrato a costruire come una famiglia per le persone intorno a lui. Era totalmente impegnato alla crescita dell’Opus Dei perche’ convinto che rappresentasse la salvezza della Chiesa. Era la piu’ cristallina, la piu’ pura forma di cristianita’ e lui l’aveva ricevuta come diretta ispirazione di Dio. Non c’e’ alcun dubbio: vedeva se’ stesso come la reincarnazione della parola di “Dio” nel ventesimo secolo. Un messia, inviato dal Signore. Se facevi quello che lui diceva ti veniva garantito il paradiso. Si trattava dell’assoluto. Come il Padre usava dire in spagnolo, todo o nada – tutto o niente.
“Lei deve aver avuto dei dubbi.”
“La cosa che piu’ rimase nella mia mente fu una affermazione che fece su Adolf Hitler. Una volta stavamo vedendo un film sulla guerra e le camere a gas, per controllare se era il caso di farlo vedere anche agli altri , e durante l’intervallo si volse verso di me.”
Felzmann si piega in avanti con fare cospirativo e abbasso’ la voce. “Il fondatore mi disse: ‘Vlad, Hitler non poteva essere stato una persona cosi’ cattiva. Non poteva aver ucciso sei milioni di persone. Non poteva averne uccise piu’ di quattro milioni.”
Felzmann arcuo’ le ciglia e raddrizzo’ la schiena, “Un pazzo. Naturalmente non dissi niente in quel momento. Il fondatore non era una persona che poteva essere contraddetta. Ma capivo che Hitler era uno dei suoi eroi e non poteva credere che avesse veramente fatto quelle cose. Non ce la faceva proprio ad essere anti – hitleriano.
“Sicuramente avrai riferito la cosa al Vaticano quando si stavano preparando a beatificarlo? Cosa fece…..”
Felzmann mi interruppe con un grido: “Certo che lo feci! Glielo dissi, ma non volevano ascoltare. E’ un perfetto catch 22. Secondo loro se una persona lascia l’Opus Dei allora si e’ macchiato di una colpa ed e’ considerato un prevenuto contro il movimento. Percio’ ogni cosa che quella persona dice non ha valore. Le uniche prove che accettavano erano quelle a suo favore.”
Mentre ascoltavo Felzmann l’immagine dell’Opus Dei che mi venne in mente fu quella di una legione di guerrieri e cavalieri della fede in lotta per una nuova crociata. Forse un corpo come quello delle guardie svizzere nel cuore del Vaticano avrebbe potuto far parte di un tale grandioso disegno.
Gli dissi che la madre di Tornay mi aveva riferito dei collegamenti di Estermann all’Opus Dei e dei suoi tentativi di reclutare le guardie nel movimento.
Felzmann mosse la testa in segno d’assenso. “Estermann poteva essere oggetto di grande interesse da parte dell’Opus Dei. L’idea di Escriva’ era che se controllavi il capo di una organizzazione, avevi tutto. Faceva parte della sua nozione del controllo. Con Estermann l’Opus Dei sarebbe stata in grado di sapere come stava il Papa e chi veniva ricevuto ogni giorno. Si sarebbero potuti conoscere un certo numero di segreti sui cardinali, la loro salute, quel genere di cose. E tra i cardinali c’era il successore di Giovanni Paolo. Mai dimenticare che per l’Opus Dei la conoscenza e’ potere. Avrebbero potuto far entrare in Vaticano tutti coloro che volevano loro e le guardie non avrebbero fiatato. Se hai l’accesso allora sei una persona libera.
“E’ anche una questione di status. Estermann costituiva un’attrazione a causa del suo rango. All’Opus Dei i titoli piacciono. Il fondatore fece una lunga battaglia per concquistarsi un titolo, quello di Marchese di Peralta. Fu molto importante per lui. Egli perseguiva l’aristocrazia del sangue, dell’intelletto e del denaro.”
“A parte Estermann, per quale motivo la Opus Dei era interessata alle altre guardie svizzere?” Chiesi.
“C’entrano assolutamente, avrebbero costituito il foraggio ideale. Sono tutti giovani e si supponeva avessero un forte impegno religioso. L’Opus Dei si sarebbe offerta di fornire una guida spirituale, per aiutare quei giovani a stare piu’ vicino a Dio. Avrebbe insegnato loro che il mondo sarebbe stato un posto migliore se invece di andare in giro ad ammirare le donne con i fianchi larghi nella citta’ eterna e a sognarci sopra avessero invece recitato il rosario.”
“Ma non sono le guardie troppo giovani per essere reclutate?
“Al contrario. Quando vi aderii l’Opus Dei reclutava ragazzi di quattordici anni che si impegnavano a stare nel movimento per tutta la vita. I minorenni vengono istruiti a non dire niente ai loro genitori perche’ non lo avrebbero capito. Era preoccupante quando i genitori venivano da me a dirmi che qualcosa di strano stava accadendo ai loro figli, che erano andati via da casa e si rifiutano di parlare con loro. Il fondatore usava dire che una vocazione era come un embrione, che doveva essere protetto nel grembo finche’ non fosse stato sufficientemente forte per venire alla luce. A vent’anni si e’pronti per dare i voti finali.
Piu’ Felzmann descriveva i comportamenti dell’Opus Dei e piu’ chiara fu la mia idea sul perche’ Tornay aveva trovato cosi’ tanti motivi per respingerla. L’impegno religioso di Tornay non era del genere che potesse essere sfruttato dall’Opus Dei. Il fatto che “amasse la vita” e fosse “pieno di gioia “ – come aveva detto l’ex comandante Buchs - contrastava con tali pratiche ambigue. Se la lealta’ primaria di Tornay era stata data verso la Guardia Svizzera e il Papa, non avrebbe di certo accettato il tentativo di Estermann di reclutare nuovi membri nella caserma.
“ Tornay aveva 23 anni quando mori’ e aveva cercato di scoprire le vere attivita’ dell’Opus Dei. Che possibilita’ avrebbe potuta avere?” chiesi.
“L’Opus Dei e’ come un fuoco. Se ti ci avvicini puoi riscaldarti; se ci vai dentro potresti bruciarti. Tornay non avrebbe potuto far nulla.”
“Perche no?”
Felzmann si mise le mani sul mento, le punte degli indici premevano contro i lati della bocca. “Perche’ L’Opus Dei e’ una cultura costruita su fondamenta di paura, inganno e paranoia. Nacque sotto la terribile minaccia del comunismo. Per sopravvivere doveva nascondersi, fingere e ingannare. Gli esterni non avevano alcun diritto di conoscerla. E’ Orwelliana, riscrive la sua storia: vecchie pagine vengono tolte dai documenti interni e nuove pagine vi sono inserite per adattarli al pensiero corrente. I suoi aderenti si confessano soltanto con i preti che appartengono all’Opus Dei. Credono che il fine giustifichi i mezzi. E adesso rappresenta uno dei poteri piu’ forti al Vaticano, grazie non in piccola parte allo stesso Papa.”
Quando il futuro Papa era ancora un cardinale, a solo pochi giorni prima del conclave da cui usci’ eletto, visito’ il quartier generale a Villa Tevere per pregare di fronte alla tomba di Escriva’. Dopo la sua elezione, concesse all’ Opus Dei il particolare stato di prelatura personale, mettendo il capo del movimento allo stesso livello dei vescovi, che poteva rispondere solo a Roma. Giovanni Paolo in seguito spinse per la beatificazione di Escriva’, che ebbe luogo solo 17 anni dopo la sua morte, un record per i tempi moderni. Il Cardinal Sodano, il segretario di stato, mostro’ lo stesso entusiasmo per la causa, inviando una circolare a centinaia di vescovi per sollecitarli a scrivere a Roma e chiedere di poter partecipare alla cerimonia. Fu anche lo stesso Giovanni Paolo che, mentre parlavo con Felzmann a Londra, stava dando a uno dei membri dell’Opus Dei un posto per il prossimo conclave. Era difficile immaginare cosa Giovanni Paolo avrebbe potuto fare di piu’.
La benevolenza di Giovanni Paolo contrastava con la conflittualita’ del predecessore. Paolo VI aveva visto l’Opus Dei come sospetta, e temeva che i suoi preti dentro al Vaticano stavano fornendo decisioni riservate ad Escriva’, che, consapevole dell’ostilita’ papale, aveva espresso la sua rabbia nei confronti di quello che aveva definito “il marcio, quel male che proveniva dal seno della Chiesa e dalle sue gerarchie.” Il corpo mistico di Cristo, gridava, “e’ come un cadavere in maleodorante putrefazione.”
“Che cos’e’ che Giovanni Paolo trova di attraente nell’Opus Dei?” chiesi.
“Il Papa non e’ un membro ma c’e’ molto che li accumuna, a cominciare dal culto della Vergine Maria. E i valori della disciplina, gerarchia, ortodossia - tutti valori che avrebbero attratto qualcuno come Estermann. Il Papa e’ convinto che Dio lo aveva scelto per guidare la Chiesa nel nuovo millennio e l’Opus Dei crede la stessa cosa di se’ stessa. Appartengono entrambi all’ala destra; odiano il comunismo. Questo spiega perche’ il Papa si rivolse all’Opus Dei piuttosto che ai Gesuiti. I Gesuiti erano troppo di sinistra e troppo collegati alla teologia della liberazione.”
“Cosa significa, ‘si rivolse all’Opus Dei’? Il Papa ne e’ direttamente coinvolto?”
“Certo che lo e’. In ogni genere di cose. Volle imparare lo spagnolo prima di fare la sua prima visita in Messico. In modo che un prete spagnolo dell’Opus Dei facesse colazione con lui ogni mattina. Il denaro? Usavamo servirci del Banco Ambrosiano; io vi depositavo il denaro nel nostro conto. Quando il papa ebbe la necessita’ di recuperare 200 milioni di dollari che Calvi, il banchiere di Dio, doveva restituire al Vaticano nel 1982, l’Opus Dei glieli forni’. E a quel tempo l’Opus Dei divenne una prelatura personale del Papa. Quando il Papa ebbe bisogno di un portavoce, L’Opus Dei gli mando’ Navarro-Vals. E sempre c’e’ questo obiettivo nascosto dell’Opus Dei, crescere, crescere e crescere. Ci sono persone al Vaticano che non possono sopportare una simile cosa, ma questo non ha impedito all’Opus Dei dal diventare sempre piu’ potente. E’ ovvio che vorrebbero un Papa dell’Opus Dei.”
Navarro-Valls rappresentava la piu’ visibile manifestazione del potere dell’Opus Dei al Vaticano. “Come puo’ qualcuno come Navarro-Valls essere leale sia al Papa che all’Opus Dei? Non sta servendo due padroni, anche se al Papa piace l”Opus Dei?” chiesi.
Felzmann corrugo’ la fronte, le profonde rughe scolpite in linee irregolari. “Navarro-Valls ha due maschere. Vive a Villa Tevere e spesso deve incontrarvi i direttori . E’ un obbligo che hanno tutti i membri dell’Opus Dei. Navarro-Valls deve riferire del suo lavoro, delle sue preoccupazioni. Qualcosa come: ‘ Il Papa non sta bene come dovrebbe, ma sto dicendo al mondo che e’ in piena salute. Dovrei preoccuparmi di cio’?’ Il direttore allora lo assolve, dicendogli che sta facendo la cosa giusta, per il bene della Chiesa.”
Felzmann continuo’. “ Conobbi Navarro-Vals piu’ di trent’anni fa. Quando faceva il giornalista a Barcellona. Un tipo arrogante. Era cosi’ arrogante da essere completamente rilassato. Io gli insegnavo l’inglese e lui mi insegnava a giocare a tennis. Mi ricordo cosa mi disse su come fare il servizio. Mi disse di posizionare la palla e di lanciarle contro la racchetta. E la cosa funzionava.”
Salto’ in piedi per dimostrarmelo, le sue lunghe braccia che si muovevano nell’aria e poi colpivano la poltrona. Ma dopo si mise di nuovo a sedere.
“ Naturalmente Navarro-Vals era terribilmente dedicato alla Opus Dei. Aveva molta affezione per il fondatore; rappresentava per lui una autorita’. Psicologicamente l’Opus Dei crea un dipendenza simile a quella che provano i bambini. Quando facevamo la doccia dopo aver giocato, vidi che Navarro-Valls aveva una macchia marrone sulla coscia. Era il marchio del cilicio, la banda fatta con maglia di catena che indossava fino a due ore al giorno. E’ obbligo indossarla per tutti i suoi membri. Vi sono fissate delle punte di metallo che graffiano la pelle e fanno sanguinare. Durante la quaresima debbono essere indossate ancora piu’ strette. I membri si devono anche flagellare con una intensita’ decisa da loro stessi. Cristo sulla croce mostro’ il suo amore attraverso la sofferenza, e loro dovevano fare la stessa cosa. Per lo meno questo e’ quello che affermano. Ma la verita’ e’ che crearsi una sofferenza artificiale non ha alcun significato. Non ti fa raggiungere la spiritualita’; e’ una forma di arroganza.”
Queste orribili pratiche erano state introdotte da Escriva’. Le mura del bagno si diceva fossero costantemente piene di sangue a causa delle sue febbrili auto-flagellazioni con una frusta lunga un metro, simile alla frusta a nove code a cui erano stati attaccati frammenti di lamette per barba.
Felzmann sorrise quasi a scusarsi e indico’ il suo orologio , Come ci alzammo, gli chiesi di sommarizzarmi cosa lo avesse persuaso a lasciare il movimento.
“ Mi resi conto che nell’Opus Dei ci sono menzogne, c’e paura, e c’e’ controllo. E’ una setta; ti si dice che il tuo direttore rappresenta la linea di comunicazione con il fondatore, e quindi con Dio. Ti insegnano ad accettare quello che ti viene detto. Criticare significa mostrare orgoglio e questo per loro sarebbe un peccato. A ripensare al passato, quella fu la mia debolezza – non aver capito subito che Dio vuole invece che si dicano le cose cosi’ come sono.”
“Quanto e’ stato difficile uscirne fuori?”
“Molto. L’Opus Dei e Dio erano la stessa cosa nella mia mente. All’interno ero sconvolto. Era doloroso. Quando dissi per la prima volta che volevo lasciare mi sottoposero ad una enorme pressione. Mi fu detto che ero preda alle tentazioni del diavolo. Mi portarono a visitare la tomba di un ex membro che era caduto in tale profonda depressione quando lascio’ l’Opus Dei che dimentico’ di prendere le medicine per il cuore. Si trattava di un suicidio passivo. Fui invitato a pregare per la sua anima. Quello era il metodo che seguirono per avvertirmi. Dominare con la paura.”
Felzmann cammino’ insieme a me lungo il corridoio, giu’ per la scalinata fiancheggiata da colonne di pietra verde, passando davanti a una monaca che siedeva vicino alla porta di una cabina adibita al ricevimento dei visitatori e che io non avevo notato quando ero entrato. “Dio ti Benedica!” mi grido’ appena uscito.
Il giorno dopo comprai un giornale italiano per leggere cosa aveva detto il Papa a Piazza San Pietro ai suoi partner in color cremisi, i primi cardinali del nuovo millennio che avrebbero fatto parte del club piu’ esclusivo del mondo, dal quale sarebbe stato scelto il successore. Il Papa, la cui bianca tonaca simbolizza l’innocenza e la carita’, esorto’ i sue “venerabili fratelli” di non dimenticare mai che il colore delle loro nuove gonne era il colore del martirio – “un simbolo del fuoco ardente d’amore per la Chiesa che deve alimentare la nostra preparazione, se necessario, ad esserne con il nostro sangue i testimoni supremi.”
Il discorso del papa non solo mi fece rammentare dei commenti di Felzmann sulle torture fisiche imposte agli aderenti dell’Opus Dei, ma anche al giuramento di fedelta’ della Guardie Svizzere e al sacrificio delle loro vite per il Papa se fosse stato necessario.””
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Mio personale quesito finale: e’ secondo voi Papa Ratzinger il Papa della OPUS DEI?



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