VENTI SECOLI
DI PAPATO
47. Qualcosa sulla donna
Anche a cercare di essere onesti riesce difficile
non vedere la pesante misoginia della Chiesa ed i suoi tremendi riflessi nella
nostra vita.
Ancora oggi capita di ascoltare dei cazzoni in tonaca che pontificano sulla
castità prematrimoniale, sulla necessità di fare figli "benedetti dal Signore"
(che non avranno nulla da mangiare), sull'orrendo peccato della contraccezione
e sull'omicida abominio dell'aborto.
La cosa strana è che, almeno per quanto riguarda la donna, le cose non erano
poi così male nel I secolo. In seguito, malgrado in origine le donne abbiano
partecipato attivamente alla diffusione della chiesa
Paolo riferisce (1 Cor. 11,5) che le donne predicavano
come gli uomini. Feba (Rom, 16,1 segg.) era diaconessa, come Paolo. Prisca
era "collaboratrice in Cristo". Giunia (che poi subì una manipolazione transessuale,
diventando Giunio) viene da Paolo definita "insigne tra gli apostoli"(Rom.
16,7) e la Bibbia stessa, letta correttamente, mostri per la donna maggiore
considerazione del cristianesimo
, è certo che la nostra religione ha attuato un progressivo soffocamento ed
una progressiva interdizione delle donne, in un processo arrestatosi soltanto
oggi, in occidente, e non grazie, ma malgrado la Chiesa.
Si potrebbe sostenere che alla base di quest'opera
di diffamazione stia essenzialmente la loro (delle donne) contrapposizione al
sacro come soggetti impuri.
Clemente Alessandrino, stabilendo persino come le donne devono vestirsi e comportarsi,
definisce la donna come oggetto di vergogna. Le impone il velo fuori dalla casa.
Le Costituzioni apostoliche (380) prescrivono che possa comunicarsi solo con
il velo.
Papa Nicola I ordina che esse possano comunicarsi solo velate e nel VI° secolo
si richiederà che anche le loro mani siano coperte. Crisostomo impone che essa
sia sempre velata e "nascosta con ogni cura".
Le parole di Paolo, relative all'acconciatura patriarcale ebrea (capelli raccolti
in trecce poi coperte da un fouland di lana), viene stravolta dai suoi interpreti
successivi.
Anche per Ambrogio le donne devono velarsi "in
modo che venga assicurato il suo pudore e la sua onestà".
Nel sinodo di Elvira (IV secolo) si prescrive che le donne non possano né scrivere
né ricevere lettere a proprio nome. Nel sinodo di Gangra (IV sec.) si vieta
loro il taglio dei capelli. Clemente Alessandrino sostiene che , per quel che
riguarda l'attività sportiva, le donne devono solo esercitarsi a filare ed a
tessere, eventualmente aiutando a cuocere il pane ed andando a prendre in dispensa
ciò che serve all'uomo (Paedagogus III, 50, 1).
Crisostono le definisce ancora :"il sesso femminile è debole e leggero", e vede
la loro salvezza solo nei figli, al contrario di Ambrogio che ne raccomanda
la verginità.
Nelle Costituzioni apostoliche (già citate, raccolta
del IV sec. inserita nel Decreto di Graziano del 1140) si dice:" noi non concediamo
che le donne esercitino in chiesa il ministero dell'insegnamento; esse devono
solo pregare ed ascoltare i maestri. Poiché il nostro maestro e signore Gesù
Cristo ha inviato soltanto noi dodici per ammaestrare il popolo ed i pagani
e mai invece ha inviato donne, quantunque non ne mancassero. C'erano infatti
con noi la madre del signore e sua sorella e anche Maria Maddalena, e Maria
di Giacomo e Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro, Salomé ed alcune altre. Se
pertanto fosse stata cosa conveniente, egli stesso le avrebbe chiamate. Ma se
l'uomo è il capo della donna, non è opportuno che il resto del corpo domini
il capo" curioso è il fatto che in molti vangeli gnostici ed apocrifi la
situazione sia quasi rovesciata. In Tommaso, per esempio, le donne appaiono
quali discepole predilette e così in altri. La Chiesa prima distrusse ed emarginò
tutti gli scritti paleocristiani, nei quali la donna riceveva connotazioni paritarie
(o addirittura superiori) agli uomini, poi la ridusse ad un cencio senza alcun
valore, anzi, ad una fonte di vergogna, miseria e peccato.
Le donne dovevano sempre restare silenziose. Pregare anche in silenzio poiché
"non concedo alla donna di parlare in chiesa".
Le donne non possono battezzare o esercitare altri ministeri sacerdotale perché
"la madre di Gesù non ha battezzato il proprio figlio".
Tertulliano dispone che le donne non insegnino e non battezzino (+ 220).
Laodicea (sinodo IV sec.) dichiara che "le donne non possono avvicinarsi all'altare".
Il sinodo di Nimes proibisce il ministero sacerdotale delle donne, come pure
papa Gelasio (lettera del 494) ed i sinodi di Nantes (658), Nibisi (orientale
485), Aquisgrana (798).
Esse (le donne) non possono cantare in chiesa (San Bonifacio + 754). Parigi
(829) le cazzuola ulteriormente deplorandone il comportamento.
La seconda pseudoisidoriana (lettera falsa scritta nell'850 ca.) attribuita
a papa Sotero (168-177), che ordina che alle donne sia impedito di toccare vasi
e lini santi, venne ripresa da Graziano nel 1140 ed è rimasta fino ad oggi tra
i documenti di maggior importanza per combattere la "pestilenza" costituita
dalle monache e dalle donne in generale.
Persino nell'ipotesi degli eventi più tragici e riferiti esplicitamente alle mogli del clero sposato (F.Quaranta "Preti sposati nel medioevo") l'ottica con la quale la donna viene considerata manifesta connotazioni tragiche. Il patriarca Fozio (IX sec.), trattando diffusamente il caso delle mogli dei chierici rapite dai Saraceni, ridotte schiave e forzate a subire le voglie dei loro padroni, descrive il comportamento da tenere una volta che le stesse siano state riscattate e riconsegnate ai coniugi, limitando la loro accettazione soltanto al caso nel quale le donne abbiano"sempre" opposto piena e totale "resistenza", ed anche in quel caso raccomanda loro di chiudersi in convento per non dare adito a malignità. Insomma mazziate e cornute. Interessante anche (ibidem) la testimonianza di Giovanni Mosco (VII sec.) che raccontando di alcuni cristiani palestinesi a cui erano stati rapiti mogli e figli, afferma che quando i briganti rilasciarono i loro familiari, si ripresero soltanto i figli, rimandando indietro le mogli violentate ed ormai "corrotte".
Ricordiamo che ancora nel 1917 il Codex Iuris
Canonici (CIC) stabilisce che mai il ministrante alla messa sia una donna e
"sotto pena di peccato mortale è proibito che la donna che ministra (nel caso
ci sia una giusta causa) si avvicini all'altare".
E Giovanni Paolo II, nel 1980, scrive nel suo Il dono inestimabile :"non
sono permesse alle donne le funzioni dell'accolito (ministrante)".
Persino per Pio X, ribadendo la proibizione per le donne, i canti in chiesa
dovevano al massimo utilizzare dei castrati (ai quali comunque, come agli uomini
sterili, era proibito il matrimonio sin dal 1587 ad opera di quel mostro di
Sisto V° [disposizione revocata solo nel 1977]).
Come dice la Ranke-Heinemann : "questa chiesa virile è degenerata in un cristianesimo
avvizzito" e "la fede cristiana si è fossilizzata nel credo del celibato".
Vale la pena di ricordare le drammatiche ed amarissime parole di Ernst Bloch nel 1936: " le donne non possono entrare in chiesa con le braccia nude, tuttavia ebrei nudi possono scavare la propria fossa ". Ricordiamo ancora che quando i sacramenti si cristallizzarono nel numero di sette (XII sec.), il matrimonio venne considerato a parte, in quanto utile solo come rimedio contro il peccato e privo della capacità di trasmetter grazia alcuna.
Nel Malleus Maleficarum le donne (assai più dedite
alla stregoneria, in quanto assai più deboli) sono le "avversarie dell'amicizia",
"una punizione inevitabile", "un pericolo familiare", "un difetto della natura".
Il loro maggior contenuto d'acqua (Aristotele, Alberto Magno e Tommaso d'Aquino)
le rende "incostanti e malfide".
La loro inferiorità è indicata anche dal nome (femina):"il termine femina ,
infatti, deriva da fe minus. Fe= fides, fede; minus=meno; perciò femina=colei
che ha meno fede".
Gli inquisitori arrivano ad affermare che quasi tutti i regni della terra sono
caduti a causa delle donne (citando Troia), che esse sono per natura bugiarde,
adescatrici ed assassine e che "la loro gola, cioé il loro parlare, è più viscido
dell'olio, ma poi è più amaro dell'assenzio".
I due imbecilli (Institor e Sprenger) concludono che "tutto accade per cuncupiscenza, che presso di essa (la donna) è insaziabile" è " tre cose sono insaziabili e la quarta, che non parla mai..., cioé l'apertura dell'utero" (spero mi perdonerete un commento volgaruccio, da giovanotto affamato degli anni '50/'60, :fosse vero!).
Alberto Magno (maestro e guida di Tommaso d'Aquino) parla della donna con un astio ed un disprezzo che raramente verrano raggiunti dai successivi teologi. Nelle sue "Quaestiones super de animalibus", teorizza addirittura che la ritrosia ed i rifiuti della donna agli inviti ed alle oscene proposte dei maschi costituiscano un'accorta manipolazione, messa in atto al fine di sembrare caste, mentre in realtà la loro bestiale concupiscenza le porta a desiderare l'atto che sembrano rifiutare. Il vecchio demente merita di sicuro il titolo di "patrono ufficiale dei violentatori", oltre a quello di principe degli antisemiti (che gli deriva dalla distruzione impietosa del patrimoni dottrinale ebraico ,da lui decisa e sottoscritta nel 1242, con il rogo di Parigi) vennero bruciati duecentoquaranta carri di libri talmudici, provocando altri roghi consimili in tutto il mondo cattolico ed il tramonto dello studio ebraico sul Talmud
Trascuro di parlare della castrazione civile e
normativa che tutto questo ha comportato: impossibilità di possedere alcunchè
(sottoposte a tutela perenne), problemi successori ed ereditari, obbligo di
obbedienza, privazione dei figli , percosse, una vita da bestie. Il tutto condito
squallidamente dalle ingenue ed innocenti dichiarazioni effettuate ogni volta
che la Chiesa decide di decidere diversamente:"La Sacra Congregazione della
Fede ha sempre sostenuto l'opinione...", "La Santa
Madre Chiesa ha sempre avuto a cuore...","Il Santo
Padre, seguendo la continua tradizione dei suoi santi predecessori
, ha deciso...", "Il Sant'Uffizio ha stabilito anche in questo caso,
come sempre fatto in precedenza ,...","La Santa Inquisizione
ha bruciato, come sempre ,..."
La spaventosa ingerenza del cristianesimo nella vita laicale ha provocato sofferenze
della gente minuta, e particolarmente delle donne e dei bambini, che non hanno
nulla da invidiare agli orrori descritti nei capitoli precedenti.