Traendo spunto da quanto altri hanno scritto prima di me, generalmente appartenendo ad altre confessioni religiose (p.e. protestanti), mi sono chiesto quale corrispondenza vi fosse tra la catechesi sull'evoluzione della Chiesa e la realtà storica.

Indagando in questo specifico contesto ho scoperto di sapere troppo poco della religione nella quale sono stato educato e quel poco di saperlo male.

Sull'aspetto storico della Chiesa Gerosolimitana, sulla possibile realtà storica del Cristo e sulle originarie divergenze interpretative (primi due secoli) ero abbastanza ferrato, pur con tutti i dubbi possibili, ma dei residui diciotto secoli, per quanto riguarda specificatamente la storia della Chiesa, mi sono reso conto di non saperne abbastanza.

Così ho deciso di buttare in rete il materiale che ho potuto consultare e verificare, cosa che farò a puntate (almeno fino a quando mi sarà permesso).

Ecco, più o meno, quello che ho scoperto: La prima cosa che ho rilevato è quella che, sfruttanto il titolo di un bel romanzo di R.Vacca, può essere veramente definita la "suprema pokazuka", cioé la più curiosa e visibile operazione di "camuffaggio" che abbia avuto luogo dal II secolo d.C. sino ad oggi. E, sostanzialmente, è costituita soltanto da un brandello di stoffa. Sulla croce è inchiodato un Cristo, rappresentato così, a parte qualche eccezione (nella quale appariva completamente vestito o, addirittura, a fianco della croce o in disparte), solo dal VI° secolo d.C., e con uno straccio intorno alla vita, a coprire le pudenda.

Perchè?

Vista l'aria che tirava direi soltanto per nascondere la circoncisione che Gesù, ebreo osservante e probabilmente patriota nel senso più religioso del termine (v.: Gesù il Cristo - la figura storica ), sicuramente esibiva.

E la necessità di nascondere questa particolarità anatomica derivava dall'incongruenza tra la persecuzione degli ebrei deicidi, richiesta a tutti i buoni cattolici dalla Chiesa su preciso, ma falsificato, incarico dello stesso Gesù, un ebreo, e l'essere il Cristo un giudeo nel senso più proprio del termine.

Occorre ricordare che la persecuzione degli ebrei, che durante i primi tre secoli dopo Cristo erano cittadini dell'impero con piena capacità giuridica (fatto salvo il periodo delle guerre ebraiche), comincia esplicitamente dopo Costantino.

Essi vengono esclusi dalle cariche civili ed amministrative. Viene loro proibito di impiegare gentili e dare o ricevere da cristiani assistenza medica, mentre i matrimoni tra cristiani e giudei vengono considerati alla stregua di adulteri.

Innocenzo III diede loro un ulteriore stoccata e, forse, la botta finale, per così dire, arriva da Paolo IV, con la sua Bolla "Cum nimis absurdum" del 1555, nella quale vengono formalmente istituiti i "ghetti".

Gli ebrei vengono obbligati a cedere tutti i loro beni, viene loro vietato di esercitare attività commerciali e trattare granaglie, mentre possono vendere cibo in genere e abiti "di seconda mano" (alias stracci. Erano diventati stracciaroli). Viene loro permessa una sinagoga per città (dentro al ghetto). Tutti i loro libri vengono bruciati e vengono costretti ad indossare , in pubblico, un cappello giallo (non poi così diverso dalla stella nazista, anch'essa gialla). Possono parlare solo in latino o in italiano e non devono mai essere chiamati "signore".

Nel giro di pochi mesi ci furono ghetti dappertutto. Quello di Bologna era soprannominato "Inferno". Ed era obbligo di ogni buon cristiano, ove possibile, di portare via i figli agli ebrei per battezzarli e condurli sulla via del Signore.

La faccenda è andata avanti per un pezzo, se si pensa che nel 1823 Leone XII richiude di nuovo gli ebrei nei ghetti e nella 2A Guerra Mondiale il silenzio del Papato è stato più eloquente di una enciclica.

 

 

VENTI SECOLI DI PAPATO
1. Cosa sappiamo della nostra Chiesa?