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Radicali Italiani - Primi Piani e comunicati
Aggiornato: 15 sec fa

Giornata internazionale contro le MGF: NPSG chiede un ampio sostegno per la messa al bando universale di questa violazione dei diritti umani

Lun, 02/06/2012 - 15:05
06/02/12

In occasione della giornata internazionale di tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili (MGF), Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) ed il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT) rinnovano l'appello a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni regionali ed internazionali a prendere una posizione congiunta e inequivocabile a favore dell'adozione quest’anno di una Risoluzione ONU per bandire universalmente la pratica delle MGF. Un obiettivo promosso nell’ambito di una campagna internazionale guidata dall’associazione radicale Non c’è Pace Senza Giustizia e sostenuta da molti attivisti, parlamentari e governi africani, nonchè dal governo italiano tramite la Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo.

 
Dichiarazione di Alvilda Jablonko, Coordinatrice della Campagna BanFGM di Non c'è Pace Senza Giustizia:
 
“Come rilevato nel rapporto recentemente rilasciato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, dal titolo “Porre fine alle mutilazioni genitali femminili”, l'importanza di un approccio comune e sistematico sulle MGF come una violazione dei diritti umani è stata riaffermata dalla Decisione dell'Unione Africana di sostenere l'adozione di una risoluzione per la messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili, in occasione della sessantaseiesima sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
 
Rinnoviamo l'appello a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni regionali ed internazionali a sostenere e promuovere l’adozione quest’anno di una risoluzione ONU che sancirebbe il riconoscimento universale delle MGF come violazione dei diritti umani di milioni di donne e bambine.
 
Un divieto mondiale rappresenterebbe un passo decisivo nella valorizzazione degli sforzi globali volti all'eliminazione di questa pratica dannosa in tutto il mondo, assicurando l’armonizzazione dei meccanismi e degli strumenti giuridici per contrastare le MGF non solo in Africa, ma anche in tutti gli stati colpiti da questa pratica, cosi some predisponendo un forte e chiaro sostegno a tutti gli attivisti che lottano per l'eliminazione di tale pratica.  
 
“Invitiamo anche tutti i cittadini del mondo ad unirsi ai coraggiosi attivisti che hanno dedicato le loro vite alla lotta contro le MGF, firmando l'appello all'indirizzo  http://www.noncepacesenzagiustizia.org/ e chiedendo che le Nazioni Unite compiano i passi necessari per porre fine a questa violazione dei diritti umani.”
 
Campagna BanFGM
In questi ultimi anni , Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) ed il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT), insieme al Comitato Interafricano sulle Pratiche Tradizionali che colpiscono la salute delle donne e dei bambini, Euronet-FGM e l'ONG Senegalese La Palabre, hanno lavorato incessantemente per promuovere a livello internazionale l'adozione di una Risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU che mettesse al bando le mutilazioni genitali femminili (MGF) in quanto violazione dei diritti umani, raccogliendo il sostegno degli attivisti dei diritti umani, delle organizzazioni per i diritti delle donne, dei parlamentari e dei rappresentanti di governo dei paesi di Africa ed Europa.
 
Per ulteriori informazioni, si prega di contattare Alvilda Jablonko, Coordinatrice del programma sulle MGF, all'indirizzo email ajablonko@npwj.org,  oppure Nicola Giovannini, email ngiovannini@npwj.org, telefono +3225483915.

© 2012 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

 

  Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.   Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini     Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.” L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce. I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA. Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.   Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.   “Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale". "L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.   Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.   Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.      

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EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. 

EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.

Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini

Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.”

L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce.

I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA.

Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.

Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.

“Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale".

"L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.

Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.

Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.

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EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

 

  Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.   Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini     Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.” L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce. I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA. Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.   Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.   “Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale". "L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.   Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.   Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.      

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EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

 

  Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.   Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini     Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.” L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce. I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA. Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.   Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.   “Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale". "L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.   Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.   Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.      

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EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

 

  Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.   Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini     Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.” L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce. I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA. Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.   Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.   “Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale". "L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.   Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.   Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.      

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Carceri/Radicali Piemonte: Auguri di buon lavoro a nuovo capo del Dap. La sua recente audizione in Senato conferma necessità garante nazionale e regionali carceri

Lun, 02/06/2012 - 10:55
04/02/12

Consiglio Comunale Torino ha approvato odg pro garante

Giulio Manfredi (esponente radicale piemontese, membro Direzione Radicali Italiani):

Gli auguri di buon lavoro al Dr. Giovanni Tamburino, nominato ieri dal governo a capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP) sono tanto doverosi quanto sinceri. Il Dr. Tamburino era stato audito in settimana dalla Commissione straordinaria sui diritti umani del Senato, nella sua veste di Coordinatore nazionale dei magistrati di sorveglianza. In tale occasione aveva reso pubblici dati impressionanti: i 168 magistrati di sorveglianza devono occuparsi di 300.000 istanze di detenuti (circa 12.000 istanze a testa). E, per legge, i magistrati di “sorveglianza” dovrebbero sorvegliare quello che accade nelle carceri, punendo violenze e abusi.

Senza nulla togliere alle loro prerogative e ai loro doveri istituzionali, l’istituzione del garante nazionale e di garanti regionali delle carceri sarebbe un aiuto in più o, più realisticamente, uno strumento in più di riduzione del danno (sono già cinque i suicidi dietro le sbarre nel 2012).

Rinnoviamo l’appello al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte e a tutti i consiglieri affinché nominino al più presto il garante regionale.

Ringraziamo il Consiglio Comunale di Torino per aver approvato all’unanimità, nell’ultima seduta, un ordine del giorno (primo firmatario Silvio Viale) a sostegno della nomina del garante regionale.

Torino, 4 febbraio 2012

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Caso Fenice: Domani audizione Bolognetti in Commissione Ambiente

Lun, 02/06/2012 - 08:10
06/02/12

Martedì 7 febbraio, alle ore 12.30, la Commissione svolgerà l’audizione di Maurizio Bolognetti, nell’ambito della discussione delle risoluzioni 7-00706 Zamparutti e 7-00722 Margiotta sul funzionamento dell’impianto del termovalorizzatore “Fenice” di Melfi.

Fonte Agenparl

Il Caso Fenice/Arpab di Maurizio Bolognetti

È il 13 ottobre 2011 e i titoli della stampa lucana sintetizzano i clamorosi sviluppi del caso Fenice, l’inceneritore di proprietà della multinazionale francese Edf, ubicato nella piana della città di Melfi. E’ accaduto l’impensabile. Dopo un’indagine durata quasi 3 anni e passata dalla sonnacchiosa procura di Melfi alla Procura di Potenza, finiscono agli arresti domiciliari, su richiesta del PM Salvatore Colella, l’ex direttore dell’Arpa lucana Vincenzo Sigillito e il coordinatore provinciale della stessa agenzia Bruno Bove. Le accuse contenute nel procedimento n° 414/09 sono gravissime e vanno dal reato di falsità ideologica a quello di rivelazione del segreto d’ufficio, dall’omissione di atti d’ufficio al disastro ambientale. Esattamente i reati che a ripetizione avevamo contestato a partire dal 2009, anche con esposti indirizzati alla Procura della Repubblica. Ad essere coinvolti nell’inchiesta, oltre ai vertici Arpab, anche un funzionario del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata e un funzionario del dipartimento ambiente della Provincia di Potenza, con questi cinque responsabili dell’inceneritore, succedutisi alla guida dell’impianto, e la stessa Fenice Spa, trasformatasi qualche mese prima in SRL. Nelle settimane precedenti il provvedimento emesso dalla Procura di Potenza, manco a dirlo, sulla stampa lucana tocca leggere interventi rubricabili alla voce “chiamata di correo” e all’insegna dell’antico gioco dello scarica barile: nessuno sapeva e nessuno aveva visto. A settembre 2011, i dati dei monitoraggi della matrice ambientale acqua del quinquennio 2002-2007, negati per anni, nascosti, quelli che non esistevano, saltano finalmente fuori. Le cifre riportate nelle 29 tabelle testimoniano di un inquinamento protrattosi per quasi dieci anni grazie ad un silenzio complice e omertoso, che ha coinvolto l’Agenzia per l’ambiente, i lottizzati dipartimenti regionali e provinciali e assessori piuttosto distratti.

Le tabelle sono un bollettino di guerra: nelle falde acquifere del fiume Ofanto, a partire dal 2002, si registra la presenza di Nichel, Cromo, Piombo e Mercurio, con il sospetto che altri inquinanti non risultino semplicemente perché non ricercati. Dall’inchiesta salta fuori di tutto, anche il fatto che il figlio del sostituto Procuratore della Repubblica di Melfi, Renato Arminio(titolare di un fascicolo su Fenice), sarebbe stato tra i soci della “Ecology services”, un’azienda che si è occupata dello smaltimento delle ceneri di Fenice. Ma le cose più gustose anche in riferimento all’iniziativa Radicale emergono dalle intercettazioni. E’ così quando leggiamo che in una conversazione  Sigillito afferma: “Bolognetti può dire quello che vuole. Non è un mio interlocutore.” E con lo stesso direttore dell’Arpab che in altra conversazione dichiara che “non è che nu Bolognetti qualunque è capace di capire i dati”. Lo stesso Sigillito esplicita poi il suo concetto di trasparenza in un conversazione, datata 17 ottobre 2009, nella quale parla dei dati Arpab: ”Sì ma u problema sai qual è? Che dovrei mettere i valori di riferimento, cosa che io non voglio mettere: ognuno se li deve studiare… se è capace poi di capire…dove è scritto che devo mettere i riferimenti?” Dove è scritto? E’ scritto per esempio nel piano di monitoraggio approvato nel dicembre del 1999 dalla Giunta regionale di Basilicata, che parla della necessità “di offrire alla popolazione uno strumento che permetta tra l’altro una semplice interpretazione ecologica delle informazioni”. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la lottizzazione e gli effetti perversi di un sessantennio partitocratico che ha sostituito la Costituzione scritta con la costituzione materiale. E così Sigillito, padre padrone ed esecutore materiale di ordini, arriva a chiedersi “dove sta scritto”. Fatto sta che la Procura di Potenza, nell’ordinanza che manda agli arresti domiciliari Vincenzo Sigillito e Bruno Bove, scrive: ”Alla base del disegno criminoso, vi è un atteggiamento favorevole al prosieguo dell’attività di Fenice a discapito non solo dell’ambiente, ma anche della salute umana.” A novembre, lo stesso avvocato della Regione Basilicata, Anna Possidente, in una udienza davanti al Tar Basilicata, chiamato a decidere sulla sospensione delle attività dell’impianto di incenerimento disposta dalla Provincia di Potenza(per la serie meglio tardi che mai), deposita una memoria nella quale si legge che “da un’attenta lettura dei verbali di diverse conferenze di servizio emerge che non c’è mai da parte dei soggetti coinvolti un parere chiaramente ed inequivocabilmente favorevole alla prosecuzione senza rischi dell’esercizio dell’impianto.” Già, ma allora perché nessuno prima del 12 ottobre 2011 ha battuto i pugni sul tavolo facendo valere le ragioni degli avvelenati abitanti del Vulture? Di certo a tutt’oggi Fenice continua ad operare in assenza dell’AIA(Autorizzazione integrata ambientale); vicenda quest’ultima che ha contribuito, insieme ad altre, a far guadagnare all’Italia una condanna da parte della Corte di Giustizia Europea per violazione della Direttiva 2008/1/Ce sulla prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento. In Basilicata, come confermato dalla determina dirigenziale 7502 del maggio 2011, sono oltre venti gli impianti che operano in assenza di AIA. La Regione Basilicata è una delle cinque regioni italiane che ha fatto guadagnare all’Italia la condanna per la violazione della sopra citata direttiva. Ma solo questa vicenda meriterebbe un trattato.

Le responsabilità della “Seveso lucana” vanno emergendo prepotentemente. In nome di inconfessabili interessi si è consentito ai proprietari del termodistruttore di San Nicola di Melfi  di avvelenare le falde acquifere per quasi 10 anni. Nel caso Fenice/Arpab troviamo impressi gli inequivocabili segni della Peste Italiana e - per dirla con Marco Pannella - della strage di legalità che si fa strage di popoli, in un paese che in materia di tutela ambientale, e quindi della salute umana, è uno Stato canaglia pluricondannato dall’Unione europea. La silenziosa “Seveso lucana”, sviluppatasi nell’arco di un decennio, ci parla anche di questo e di un magistrato “responsabile” che non ha voluto fermarla - come da noi richiesto - nel marzo-aprile del 2009. Ci sono voluti tre anni di lotte e denunce, interrogazioni e sit-in, ma alla fine il bubbone è esploso. Speriamo solo di non dover assistere all’ennesimo procedimento in materia ambientale che finisce in prescrizione. Non sarebbe la prima e nemmeno l’ultima volta nell’Italia dell’amnistia clandestina e quasi sempre di classe, dove con ogni probabilità anche il processo cosiddetto Bassolino-Impregilo è destinato a concludersi con un nulla di fatto, senza assoluzioni e senza condanne.

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Neve, Alemanno. Viale, una reazione da bullo con poco sale in zucca. Pdl chieda scusa a Fassino

Dom, 02/05/2012 - 19:19
05/02/12

Silvio Viale, presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale a Torino, interviene per criticare duramente la reazione di Alemanno contro la protezione civile e per chiedere al PDL torinese di chiedere scusa a Fassino, anche lui vittima del complotto della protezione civile.

Silvio Viale, che ieri era aveva difeso il sindaco Alemanno dalle prevedibili critiche scontate che, a parti invertite, fanno parte della commedia della politica italiana, a Roma come a Torino, ha dichiarato: “Temevo che il centrosinistra romano si facesse travolgere dall’indole protestataria, come quella che ha subito indotto il PDL torinese a farsi fotografare con le pale in mano contro Fassino, e invece devo registrare una irresponsabile reazione da bullo del sindaco di Roma. Forse Alemanno avrebbe preferito farsi fotografare davanti al Colosseo con una pala in mano a protestare contro un sindaco di sinistra, una figura a lui più confacente, perché la sua reazione contro la protezione civile dimostra come il sindaco non sia il suo mestiere. In momenti di difficoltà, dovuti alla neve (ogni altro sindaco di Roma si sarebbe trovato più o meno nelle stesse difficoltà) ci si aspetta che un sindaco abbia più sale in zucca e si dia da fare per tornare al più presto alla normalità, non che si metta a fare opposizione. Mettere assieme, nello stesso calderone, alluvioni e nevicate, Bertolaso e Gabrieli, invocare un complotto e correre a chiedere l’aiuto di papà Alfano, non è proprio quello che ci si aspetta da un sindaco competente. Sarebbe bastato dire che la realtà era stata peggiore delle previsioni e che aveva colto un po’ tutti di sorpresa. I romani si sarebbero arrabbiati lo stesso, ma avrebbero capito di più. Avrebbero persino pensato di avere un sindaco. Ora mi aspetto che anche il PDL torinese scagioni Fassino, gli chieda scusa, e se la prenda con la protezione civile.”

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Biglietti San Siro, Cappato: il sistema va cambiato. Ecco le mie proposte

Ven, 02/03/2012 - 19:36
03/02/12

Dichiarazione di Marco Cappato, Presidente dei Radicali - federalisti europei al Comune di Milano

Avevo posto la questione della scarsa trasparenza nella distribuzione dei biglietti omaggio per San Siro appena ho ricevuto i primi biglietti. Nel porre il problema, ho subito provato ad indicare alcune soluzioni.

Ora che si è saputo qualcosa di come sono effettivamente distribuiti i biglietti e anche altri sembrano esserti accorti che c'è qualcosa che non va, ribadisco le mie proposte: primo, far sì che i biglietti siano nominativi e non trasferibili; secondo, rendere pubblica e trasparente sul sito del Comune l'attribuzione; terzo, creare dei criteri precisi di assegnazione sia per le esigenze protocollari che per l'utilizzo "sociale" e benefico dei biglietti; quarto, rinegoziare la convenzione per diminuire il numero di biglietti in cambio di risorse (da destinare ad esempio per attività sportive di giovani  e persone disabili), oppure ottenere la possibilità di rivendere all'asta i biglietti per alimentare un fondo a quei fini dedicato.

Così facendo si darebbe una bella risposta alla città, senza demagogie ma anche senza continuare con cattive pratiche ereditate dal passato.

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Carcere: l’addio di Franco Ionta, l’arrivo di Giuseppe Tamburino. Commento di Rita Bernardini

Ven, 02/03/2012 - 16:43
03/02/12

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale: 

Di una cosa voglio dare atto a Franco Ionta che pure ho sommerso di centinaia di interrogazioni sull’illegale condizione delle carceri italiane. Egli (e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria da lui guidato)  ha sempre agevolato in ogni modo le visite di sindacato ispettivo in qualsiasi istituto penitenziario italiano.

Ricordo non solo le iniziative di visite ispettive di massa di parlamentari dei Ferragosto in carcere, ma anche l’intervento diretto in alcune situazioni, così come l’autorizzazione senza limitazioni che concesse alle telecamere di radioradicale.it di riprendere le condizioni di massimo degrado delle celle detentive di alcuni istituti, filmati poi trasmessi da TV nazionali e regionali. 

Quanto al magistrato Giuseppe Tamburino subentrato a Ionta al DAP, voglio solo augurarmi che da Capo del Dipartimento non frapponga lo stesso muro di gomma di quello che ho dovuto registrare quando gli ho segnalato la totale situazione di illegalità della sezione nuovi giunti del carcere di Regina Coeli descritta con precisione in un’interrogazione parlamentare indirizzata al guardasigilli. Da Presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma avrebbe dovuto intervenire immediatamente e, invece, sono passati mesi senza il ben che minimo cenno di riscontro.

Eppure, secondo L’art. 5 del  D.P.R . n. 230 del 30 giugno 2000 “Il magistrato di sorveglianza, nell'esercizio delle sue funzioni di vigilanza, assume, a mezzo di visite e di colloqui e, quando occorre, di visione di documenti, dirette informazioni sullo svolgimento dei vari servizi dell'istituto e sul trattamento dei detenuti e degli internati. Perché non è intervenuto? Avrebbe potuto e dovuto ordinare al Ministero della Giustizia di rimuovere la situazione di vera e propria tortura di detenuti ristretti in meno di due metri quadrati per 23 ore e 40 minuti al giorno, solo per citare le violenze più evidenti.

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Tibet: depositata oggi al Consiglio Regionale del Lazio una mozione sulla drammatica situazione in Tibet firmata da trenta consiglieri di quasi tutti i gruppi politici

Ven, 02/03/2012 - 16:04
03/02/12

Dalla Regione Lazio avviata in tutta Ittalia la campagna "Le regioni italiane per il Tibet", la stessa mozione verrà depositata in tutti i Consigli regionali Italiani.

Su iniziativa dei Consiglieri Rocco Berardo, Lista Bonino Pannella e di Isabella Rauti, Pdl,  rispettivamente  Presidente e Vice Presidente  dell’Intergruppo sul Tibet al Consiglio Regionale del Lazio, è stata depositata oggi una Mozione sulla drammatica situazione in Tibet firmata da trenta consiglieri di quasi tutti i gruppi politici. Il testo della Mozione chiede che vengano attivate in tutte le sedi iniziative contro tutte le forma di violenza contro il popolo tibetano e ad esortare il governo cinese ad avviare subito politiche di dialogo con le autorità civile e religiose tibetane che vivono in esilio. Nella Mozione si chiede di intervenire in tutte le sedi affinchè vengano fornite notizie sulla condizione dei monaci arrestati e portati via da alcuni monasteri e di altri che si sono dati fuoco in questi ultimi mesi per denunciare le gravi oppressioni subite. La Mozione chiede anche che in occasione del 10 marzo venga esposta nella sede della Regione Lazio la bandiera del Tibet.

 

Dichiarazione di Rocco Berardo,  Presidente dell’Intergruppo sul Tibet al Consiglio Regionale del Lazio:

“Con questa iniziativa è partita oggi dall’Intergruppo sul Tibet del Consiglio Regionale del Lazio  la campagna “Le Regioni italiane per il Tibet” che prevede il deposito della stessa Mozione in tutti i Consigli Regionali italiani con richiesta di esporre la bandiera del Tibet in tutte le sedi regionali d’Italia. Il prossimo 9 marzo è previsto un convegno nazionale che vedrà la partecipazione della Comunità tibetana in Italia e di tutte le Associazioni pro-Tibet, con la partecipazione dei Consiglieri che hanno depositato la Mozione nei rispettivi consigli Regionali.   Sabato 10 marzo, in occasione del 53° Anniversario dell’insurrezione di Lhasa, è previsto un sit-in nonviolento davanti alla sede dell’Ambasciata cinese di Roma.  Ringrazio tutti i consiglieri regionali che hanno aderito a questa importante iniziativa per sostenere il popolo tibetano e mi auguro che la Mozione venga calendarizzata dal Consiglio regionale al più presto”.

 

Ritardo pagamenti imprese. Beltrandi sospende il digiuno. L’adesione dell’on. Giuseppe Moles (PdL)

Ven, 02/03/2012 - 15:10
03/02/12

In seguito a un impegno del Governo per quel che riguarda la questione dei ritardi nei pagamenti alle piccole e medie imprese e ai professionisti da parte della Pubblica Amministrazione, Marco Beltrandi, che aveva iniziato undici giorni fa uno sciopero della fame, ha annunciato per il momento di sospenderlo.

Ieri il parlamentare Giuseppe Moles, del PdL gli aveva comunicato di aderire all’iniziativa, condividendone gli obiettivi:

“Dalla mezzanotte di oggi anche io, come tanti imprenditori in Italia, ho iniziato uno sciopero della fame di 24 ore come testimonianza di protesta contro i ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti di professionisti e piccole e medie imprese. Ho sottoscritto anche io 3 anni fa (come altri 80 deputati di tutti i gruppi parlamentari) la Proposta di Legge a prima firma Beltrandi proprio per far si che ogni giorno imprese competitive non chiudano strozzate dai crediti non riscossi dalla P.A.. Ritengo ormai improrogabile che il governo dia soluzione alla questione dei diritti negati per i ritardi di pagamenti: ad oggi l'esposizione della P.A. Nei confronti delle imprese è pari a 90 miliardi di euro e le imprese attendono tempi biblici per avere quanto dovuto, il governo Monti ha stanziato solo 5,7 miliardi dei 90 dovuti, e il nuovo testo dell'art 14 della legge comunitaria non risolve ma rimanda di mesi il problema. La certezza del diritto si fonda sul principio che i patti devono essere rispettati: quale credibilità può avere uno stato se non è leale e non rispetta i patti?”.

Sempre nella giornata di ieri, Beltrandi è intervenuto alla Camera, ricordando che oltre a lui erano in sciopero della fame anche numerosi imprenditori. Beltrandi ha ricordato che “…c'è una proposta di legge di tre anni fa che è stata presentata insieme al collega Antonio Misiani del Partito Democratico che è stata sottoscritta da 80 parlamentari di tutti i gruppi, eccetto la Lega Nord Padania, ma in questi tre anni fra interpellanze, appelli non si è praticamente addivenuto a nulla. Ora, a fronte di tutto questo e a fronte della censura pressoché totale, eccetto di “Radio Radicale”, su questa battaglia politica in corso, cosa abbiamo? Abbiamo l'articolo 14 nella nuova formulazione che è stata sottoposta stamattina al nostro esame. Devo dire che, certo, noi voteremo questo articolo 14 perché sicuramente, rispetto al nulla che si stava profilando ieri, rappresenta comunque un passo avanti; però, devo anche dire una cosa: si parla di sei mesi, almeno sei mesi più altri 40 giorni, così leggo. Fra sei mesi e 40 giorni, o non so cosa, non so quante imprese nel frattempo avranno chiuso, quanti operai saranno stati licenziati e il danno che avremo arrecato all'economia di questo Paese e anche ai conti pubblici”.

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Articolo 18, De Lucia e Pannella: il governo tolga ogni alibi ai sindacati e alla confindustria e faccia propria la proposta di legge radicale per una moratoria dell’articolo 18 per i nuovi assunti nelle imprese fino a trenta dipendenti

Ven, 02/03/2012 - 13:43
03/02/12

Proponiamo misure per consentire alle imprese di aumentare le assunzioni, non i licenziamenti. 

Dichiarazione di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani, e di Marco Pannella: 
 
Sull’articolo 18 continua a riproporsi il solito muro-contro-muro ideologico a colpi di veti incrociati, che rischia di tradursi solo in maggiori e forse disastrose tensioni, o nel solito nulla di fatto. Entrambe le cose lascerebbero irrisolto uno dei problemi principali che riguardano il lavoro in Italia.

Proponiamo al governo, con urgenza, di fermarsi e di cambiare, pragmaticamente, metodo: tolga ogni alibi ai sindacati e alla Confindustria, e faccia propria la proposta di legge presentata già lo scorso anno dai deputati Radicali (primo firmatario Marco Beltrandi), che prevede una moratoria triennale dell’articolo 18 per i nuovi assunti nelle imprese fino a 30 dipendenti, con monitoraggio costante e relazione annuale al Parlamento sull’attuazione del provvedimento.

A nostro avviso, in questo modo si ridurrebbe il lavoro nero e i titolari delle imprese oggi fino a 15 dipendenti sarebbero incoraggiati ad assumere nuove persone, senza il timore di contrarre un matrimonio indissolubile, e le piccole imprese italiane avrebbero maggiori possibilità di crescita.

Quella che proponiamo, laicamente, è una misura per consentire alle imprese di aumentare le assunzioni, non i licenziamenti: si metta alla prova la nostra proposta e si verifichi nei fatti se, come pensiamo, questa riforma consentirà di creare nuovi, preziosissimi posti di lavoro.

Roma, 3 febbraio 2011

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Continua il tour della monnezza: "Per andare là...dove nessuno è mai giunto prima"

Ven, 02/03/2012 - 12:40
03/02/12

Bolognetti sul nuovo ciclo dei rifiuti: "mani della partitocrazia e delle ecomafie"

da Il Quotidiano della Basilicata, 3 febbraio

di Maurizio Bolognetti

La presenza di toluene nella discarica di Carpineto fa supporre che anche a Lauria potrebbe essersi replicato il modello Tricarico. Come molti ricorderanno, nel comune che diede i natali a Rocco Scotellaro, governato a giorni alterni dal sindaco Antonio Melfi, il 30 aprile del 2009 i Carabinieri del Noe accertarono che, grazie a falsi certificati analitici, erano stati smaltiti nella locale discarica di Rsu rifiuti pericolosi provenienti da una conceria di Avellino. Il toluene, come è noto, è un idrocarburo aromatico cancerogeno e la sua presenza in una discarica di rifiuti solidi urbani fa nascere cattivi pensieri difficili da scacciare.

Di certo vicende come quella di Tricarico e Carpineto maturano in una realtà dove da troppo tempo non si riesce a far decollare la raccolta differenziata. Discariche e inceneritori, inceneritori e discariche. Di tutta evidenza, in Basilicata  la raccolta differenziata fino ad oggi è stata stritolata dalla lobby “tecnologica” degli inceneritori e da quella “arcaica” delle discariche. Eppure, già negli anni ’90 L’UE invitava gli stati membri a perseguire il trinomio virtuoso prevenzione-differenziata-riciclaggio. E se il decreto Ronchi(1997) prevedeva che entro il 2003 si raggiungesse il 35% di differenziata e il Codice dell’Ambiente(D.LGS 152/2006) che si arrivasse al 65% entro il 2012, va da sè che la Lucania fenix, attestata intorno al 15%, è lontanissima dall’obiettivo e da una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti.

Sul ponte di comando della monnezzopoli lucana, il comandate Kirk sta per esplorare nuovi mondi “per andare là dove nessuno è mai giunto prima”. La rampa di partenza è la stazione di trasferenza di Tito scalo: una sorta di mega parcheggio per sacchetti in attesa di smaltimento.

Vedere le strade di un capoluogo di regione, che vanta meno abitanti del quartiere Arenella di Napoli, invase dai rifiuti dovrebbe far riflettere sulla cronaca di un fallimento più volte annunciato e verrebbe da dire scientificamente perseguito.

Intanto, l’osservatorio regionale dei rifiuti osserva e riprende il tour della monnezza con tappa d’obbligo presso l’inceneritore della EDF, che per mantenere fede al suo nome è risorto da un’inchiesta che vede sul banco degli imputati 5 suoi dirigenti.

L’osservatorio osserva, i rifiuti si accumulano nelle strade di potenza e nel Piano d’azione per il raggiungimento degli obiettivi di servizio si manifesta l’intenzione di aprire due nuovi inceneritori, in una regione che ha la più bassa produzione procapite di rifiuti. Basti pensare che la produzione procapite in provincia di Potenza è di 1,01 kg al giorno, a fronte di una media nazionale che fa registrare un 1,45 e una media del Mezzogiorno pari a 1,35 kg.

Nuovi inceneritori, nuove discariche, impianti di produzione di CDR, il tutto in barba all’art.4  della Direttiva CE 2006/12 che recita: “Gli stati membri adottano le misure necessarie ad assicurare che i rifiuti siano recuperati e smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo.”

E questo per non citare la direttiva 2008/98/CE, nella quale si afferma che gli stati membri non dovrebbero promuovere, laddove possibile, lo smaltimento in discarica o l’incenerimento, ma operare in linea con la gerarchia dei rifiuti e con l’obiettivo di realizzare la società del riciclaggio.

Per l’ennesima volta invitiamo i vertici della Regione e delle Province lucane a riflettere su una gestione del pianeta rifiuti per niente virtuosa. Occorre una rapida inversione di rotta basata sulla strategia delle “5 R”: Riduzione, Riuso, Riparazione, Riciclo, Ricerca. Se così sarà, di certo riusciremo a garantire un ambiente meno inquinato e in un futuro prossimo una Tarsu più leggera.

Si tratta di scegliere: da un lato la legalità che vive nel rispetto delle direttive dell’Unione e delle leggi della Repubblica; dall’altro gli affari più o meno leciti, più o meno illeciti, che arricchiscono pochi e inquinano molti. 

Approfondimenti

Bolognetti: temo smaltimenti illeciti (Nuova del Sud, 3 febbraio)

Radicali intervengono su questione rifiuti (La Siritide, 2 febbraio)

Zamparutti chiede se saranno realizzati due termovalorizzatori (Lucaniatv, 2 febbraio)

Bolognetti(Radicali) su gestione ciclo rifiuti (Basilicatanet, 2 febbraio)

 

Guardate cosa combina Marco su Facebook

Ven, 02/03/2012 - 00:01
02/02/12

Riportiamo di seguito i commenti di Marco Pannella sulla sua pagina di Facebook. Potete commentarli anche in questa pagina.

ore 21.20

Avete sentito il grande dibattito su La7 con Francesco Rutelli, propria ora terminato? Lui, certo, poverino… mica è più uno di noi! :-) Avete visto come erano cattivi Lilli Gruber e il PM Antonio Padellaro? ;-)))

ore 22.20

Gli dovevano chiedere, quando Francesco Rutelli ha lanciato a Otto e Mezzo la sfida a tutti i politici italiani, dicendo che sicuramente lui è il più povero di tutti loro: "compreso Pannella?" ...Ma Lilli Gruber e anche Padellaro stavano buoni buoni. Adesso su Piazza Pulita La7 cercano di riprendersi e, con la presenza del povero Parisi sono un po più... cattivelli. Ma hanno ben presente che in fondo il buon Francesco non è più Radicale, no? E, almeno per questo, un pochino, devono usare molti riguardi. Mica è un maialone come noi! Ciao Bobaccio!

ore 23.40

Ao! Ma proprio nessuno se ricorda noi maialoni, e io maiolone capo, distribuivamo PER STRADA i soldi del finanziamento pubblico? A proposito: continuo a incontrare per le strade di Roma ex “ragazzi” che avevano fatto la fila, per le 50.000 o le 10.000 lire, e dicono che quei soldi non li hanno spesi, ma li hanno incorniciati. Maialone io e… credo anche loro. :-) L’Italia è anche questa, e cercano tutti quanti, ma proprio TUTTI, di cancellarla, di ignorarla, di sputtanarla!

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Maurizio Turco replica a L'espresso sul bilancio della Lista Pannella

Gio, 02/02/2012 - 19:16
02/02/12

Di seguito la lettera che l'on. Maurizio Turco ha inviato al direttore de L'Espresso per precisare quanto apparso nell'articolo pubblicato oggi sull'edizione online del settimanale, dal titolo «Quanti soldi ai partiti fantasma», nel quale Silvia Cerami scrive di un "buco inspiegabile" nel bilancio 2010 della Lista Pannella: 

« Egregio Direttore,

L’Espresso pubblica in un articolo a firma di Silvia Cerami alcune cifre estrapolate dal bilancio 2010 della Lista Pannella per arrivare a scoprire un ”buco inspiegabile”.

Se non si aveva voglia di recarsi alla Camera per visionare il bilancio con relativa relazione si poteva risparmiare fatica chiamandoci. Inoltre, come prevede la legge, bilancio e relazione sono stati pubblicati il 28 e 29 giugno 2011 su due quotidiani, Il Foglio e Il Riformista. 

Come spiegato nella relazione al bilancio chiuso al 31 dicembre 2010, nel corso dell’anno 2010 ci sono stati oneri e proventi straordinari. 

Proventi straordinari per € 845.470 (a seguito di una transazione stragiudiziale con Poste Italiane) ed € 243.228 da un primo esito relativo ad una controversia giudiziale tuttora pendente nei confronti del Polo della Libertà. Per i restanti € 25.534 dalla sistemazione di rapporti con fornitori.

Oneri straordinari vari per € 39.253,34; per remissione del debito di € 382.628,49 nei confronti di Radicali italiani e di € 3.991.215,17 nei confronti del Comitato promotore referendum maturato e accumulato a seguito delle campagne referendarie:

  • 1995 (Abrogazione della norma sul soggiorno cautelare per gli imputati di reati di mafia; Abrogazione della norma che definisce pubblica la RAI, in modo da avviarne la privatizzazione; Abrogazione della norma che sottopone ad autorizzazione amministrativa il commercio; Abrogazione della norma che impone la contribuzione sindacale automatica ai lavoratori; Legge elettorale per i comuni con popolazione superiore a 15000 abitanti: estensione ai Comuni più grandi dell'elezione diretta del sindaco già prevista per i piccoli; Abrogazione della norma che impedisce la liberalizzazione degli orari dei negozi; Abrogazione delle norme che consentono la concentrazione di tre reti televisive; Abrogazione delle norme che consentono un certo numero di interruzioni pubblicitarie in tv; Modifica del tetto massimo di raccolta pubblicitaria delle televisioni private.)
  • 1997 (Abolizione dei poteri speciali riservati al Ministro del Tesoro nelle aziende privatizzate; Abolizione dei limiti per essere ammessi al servizio civile in luogo del servizio militare; Abolizione della possibilità per il cacciatore di entrate liberamente nel fondo altrui; Abolizione del sistema di progressione delle carriere dei magistrati; Abolizione dell’Ordine dei giornalisti; Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie; Abrogazione della legge che istituisce il Ministero delle Politiche Agricole.)
  • 1999 (Abolizione della quota proporzionale nelle elezioni della Camera dei Deputati.)
  • 2000 (Eliminazione del rimborso spese per consultazioni elettorali e referendarie; Abolizione della quota proporzionale nelle elezioni della Camera dei deputati;Abolizione del voto di lista per l’elezione dei membri togati del CSM; Separazione netta della carriera di un magistrato pubblico ministero da quella di un giudice; Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie; Abrogazione dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori; Abrogazione della possibilità di trattenere dalla busta paga o dalla pensione la quota di adesione volontaria a un sindacato o associazione di categoria attraverso un patronato.)  

È da sottolineare che finché i referendum sono stati promossi dai soli radicali (oltre 120) i le spese per la raccolta firme e la campagna referendaria erano a carico dei promotori dal 1999, se il referendum raggiunge il quorum, c’è il finanziamento pubblico.

Infine, i soldi ricevuti dal Partito Democratico, in virtù dell’accordo per le elezioni del 2008, ammontanti a € 3.150.000 versati in cinque quote annuali, sono stati utilizzati per pagare il debito dovuto ad un contenzioso con Poste italiane relativo alla campagna per le elezioni europee 2004.

Teniamo a precisare che la Lista Pannella, quando ne ha avuto diritto, è stato il solo partito che a titolo di rimborsi elettorali ha ricevuto meno di quanto ha documentato alla Corte dei Conti di aver effettivamente speso. Tutti gli altri – secondo l’infame legge – hanno ricevuto molto, ma molto più denaro di quanto effettivamente speso.

Cordiali saluti,

On. Maurizio Turco »

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Rai, Beltrandi: fiction rai: una vergogna infinita

Gio, 02/02/2012 - 17:53
02/02/12

 

Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai   Che vergogna vedere i soldi dei contribuenti dilapidati dalla Rai in operazioni di clamorosa falsificazione storica, come quelle proposte da due fiction mandate in onda nei giorni scorsi: la fiction che ripropone la vicenda dello storico processo di Torino alle Brigate Rosse, che omette anche solo di citare la radicale e parlamentare Adelaide Aglietta che con il suo coraggio ne aveva consentito lo svolgimento, e quella su Pio XII, in cui, come ha ricordato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, ci si dimentica di citare le collusioni col fascismo e i silenzi sulle deportazioni degli ebrei oggetto da anni di studi degli storici. Gli spettatori vengono così ingannati coi loro soldi, pagati da un canone che la Rai vorrebbe addirittura aumentare: dovrebbero solo ed unicamente vergognarsi.

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Rai, Beltrandi: fiction Rai una vergogna infinita

Gio, 02/02/2012 - 17:53
02/02/12

Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai

Che vergogna vedere i soldi dei contribuenti dilapidati dalla Rai in operazioni di clamorosa falsificazione storica, come quelle proposte da due fiction mandate in onda nei giorni scorsi: la fiction che ripropone la vicenda dello storico processo di Torino alle Brigate Rosse, che omette anche solo di citare la radicale e parlamentare Adelaide Aglietta che con il suo coraggio ne aveva consentito lo svolgimento, e quella su Pio XII, in cui, come ha ricordato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, ci si dimentica di citare le collusioni col fascismo e i silenzi sulle deportazioni degli ebrei oggetto da anni di studi degli storici.

Gli spettatori vengono così ingannati coi loro soldi, pagati da un canone che la Rai vorrebbe addirittura aumentare: dovrebbero solo ed unicamente vergognarsi.

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Metro C, Staderini: serve operazione verità

Gio, 02/02/2012 - 17:21
02/02/12

Sfida a Bortoli: tratta Colosseo non prima di fine 2017. 

La relazione della Corte dei conti conferma quanto denuncio da anni: il completamento della Metro C è a rischio e non c’è alcuna certezza su tempi e costi.

Affermo con ragionevole certezza, ad esempio, che la tratta sino al Colosseo sarà pronta a fine 2017 anziché a giugno 2016, come annunciato da Roma Metropolitane. Sfido il Presidente Bortoli a scommettere il contrario.

Quanto alla tratta centrale sino a piazzale Clodio,  oltre ai soldi manca persino un progetto definitivo, anche perché si tratta di una “metro senza fermate” essendo state cancellate quasi tutte le stazioni.

È ora che qualcuno dica ai romani la verità: la Capitale non ha alcuna strategia complessiva della mobilità.

Anche la linea D non si farà e la stessa B1 nascerà già vecchia e inadeguata.

A forza di inaugurare talpe, la politica romana è diventata cieca.

È urgente una operazione verità che metta in guardia l’opinione pubblica su ritardi ed errori che si ripetono da anni senza soluzione di continuità. Come Radicali faremo la nostra parte.

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani

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