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Rond-Point Schuman

Radioradicale.it - Dom, 11/04/2012 - 19:22
Trasmissione sull'Europa e sull'Unione Europa realizzata da Radio Radicale in collaborazione con il Parlamento Europeo (ciclo di 40 trasmissioni - 33ª puntata)

Rond-Point Schuman

Radioradicale.it - Dom, 11/04/2012 - 19:22
Trasmissione sull'Europa e sull'Unione Europa realizzata da Radio Radicale in collaborazione con il Parlamento Europeo (ciclo di 40 trasmissioni - 33ª puntata)

L'Ondata di freddo su Europa e Italia e la disponibilità di Gas. Intervista a M. Verda

Radioradicale.it - Lun, 02/06/2012 - 19:35
Matteo Verda, Università di Pavia e Associato Ispi

Presentazione del libro: "Dal dire al fare - discorsi di ieri e proposte di oggi" di Claudio Alessandri. Canova Edizioni

Radioradicale.it - Lun, 02/06/2012 - 17:09
Ospiti: l'autore Claudio Alessandri e Gianfranco Spadaccia. Conduce Giuseppe Di Leo

Intervista a Claudio Radelli sulla proiezione del video sulle carceri italiane all'università di Exeter

Radioradicale.it - Lun, 02/06/2012 - 16:49
La proiezione del documentario 'Just in Italy' sulle carceri italiane, realizzato da Valentina Ascione e Simone Sapienza, all'Università di Exeter. Il dibattito e le reazioni di chi ha assistito. La riflessione sul vuoto della politica e sulla inziativa politica nonviolenta radicale. L'assenza dal dibattito pubblico e dei media del tema 'giustizia e carceri'.

Abbiamo scritto al Ministro Fornero: chiediamo un incontro per affrontare le tematiche legate all'accesso al lavoro dei disabili e il mancato rispetto della legge sul collocamento mirato

Lucacoscioni.it - Lun, 02/06/2012 - 15:51

Dichiarazione di Gustavo Fraticelli e Alessia Turchi, rispettivamente Co-Presidente e  membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni

Oggi, l'Associazione Luca Coscioni ha inviato una lettera al Ministro Fornero, al Vice Ministro Martone e al Sottosegretario Guerra per chiedere un incontro finalizzato a un confronto sul tema dell'avviamento al lavoro dei disabili e sul mancato rispetto della legge sul collocamento mirato.

Da un’indagine condotta da Gustavo Fraticelli, co-Presidente dell'Associazione, e da Alessia Turchi, membro di Giunta dell’Associazione Coscioni, sul rispetto degli obblighi di assunzione di lavoratori disabili sono emerse gravi carenze nei controlli e nelle sanzioni, oltre che l'assenza di dati omogenei e trasparenti a livello centrale, in ordine alla conoscibilità del numero effettivi di lavoratori disabili avviati al lavoro.

A conferma della grave situazione che interessa l’inserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità basta leggere i dati ISTAT: il rapporto ISTAT, “La disabilità in Italia Periodo di riferimento: Anni 2004-2005”, evidenzia come il tasso di occupazione dei disabili ammonti al 18% contro il 54% degli abili, mentre il tasso di occupazione in ambito europeo risulta, dalle linee definite dalla Commissione Europea nella “Strategia europea sulla disabilità 2010-2020”, pari al 50%. “Dalle nostre indagini – precisa Turchi – è emerso che le aziende tenute alle assunzioni obbligatorie non solo non rispettano l'obbligo ma non vengono sanzionate dalle Province,  grazie anche al ricorso allo strumento della convenzione”. Pertanto, conclude Gustavo Fraticelli, “l’Associazione evidenzia al Ministro come il superamento del marcato dualismo tra rapporti di lavoro subordinati stabili e precari, attualmente presente nel mercato del lavoro, rappresenterebbe un beneficio anche per l’occupazione delle persone con disabilità, le cui quote di riserva sono rapportate ai soli lavoratori stabili”.

Leggi la lettera

 

Intervista a Renato Brunetta

Radioradicale.it - Lun, 02/06/2012 - 15:37
Brunetta ha curato un libro dal titolo "Maledetto spread. Storia di una grande truffa"

Giornata internazionale contro le MGF: NPSG chiede un ampio sostegno per la messa al bando universale di questa violazione dei diritti umani

Radicali.it - Lun, 02/06/2012 - 15:05
06/02/12

In occasione della giornata internazionale di tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili (MGF), Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) ed il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT) rinnovano l'appello a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni regionali ed internazionali a prendere una posizione congiunta e inequivocabile a favore dell'adozione quest’anno di una Risoluzione ONU per bandire universalmente la pratica delle MGF. Un obiettivo promosso nell’ambito di una campagna internazionale guidata dall’associazione radicale Non c’è Pace Senza Giustizia e sostenuta da molti attivisti, parlamentari e governi africani, nonchè dal governo italiano tramite la Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo.

 
Dichiarazione di Alvilda Jablonko, Coordinatrice della Campagna BanFGM di Non c'è Pace Senza Giustizia:
 
“Come rilevato nel rapporto recentemente rilasciato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, dal titolo “Porre fine alle mutilazioni genitali femminili”, l'importanza di un approccio comune e sistematico sulle MGF come una violazione dei diritti umani è stata riaffermata dalla Decisione dell'Unione Africana di sostenere l'adozione di una risoluzione per la messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili, in occasione della sessantaseiesima sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
 
Rinnoviamo l'appello a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni regionali ed internazionali a sostenere e promuovere l’adozione quest’anno di una risoluzione ONU che sancirebbe il riconoscimento universale delle MGF come violazione dei diritti umani di milioni di donne e bambine.
 
Un divieto mondiale rappresenterebbe un passo decisivo nella valorizzazione degli sforzi globali volti all'eliminazione di questa pratica dannosa in tutto il mondo, assicurando l’armonizzazione dei meccanismi e degli strumenti giuridici per contrastare le MGF non solo in Africa, ma anche in tutti gli stati colpiti da questa pratica, cosi some predisponendo un forte e chiaro sostegno a tutti gli attivisti che lottano per l'eliminazione di tale pratica.  
 
“Invitiamo anche tutti i cittadini del mondo ad unirsi ai coraggiosi attivisti che hanno dedicato le loro vite alla lotta contro le MGF, firmando l'appello all'indirizzo  http://www.noncepacesenzagiustizia.org/ e chiedendo che le Nazioni Unite compiano i passi necessari per porre fine a questa violazione dei diritti umani.”
 
Campagna BanFGM
In questi ultimi anni , Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) ed il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT), insieme al Comitato Interafricano sulle Pratiche Tradizionali che colpiscono la salute delle donne e dei bambini, Euronet-FGM e l'ONG Senegalese La Palabre, hanno lavorato incessantemente per promuovere a livello internazionale l'adozione di una Risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU che mettesse al bando le mutilazioni genitali femminili (MGF) in quanto violazione dei diritti umani, raccogliendo il sostegno degli attivisti dei diritti umani, delle organizzazioni per i diritti delle donne, dei parlamentari e dei rappresentanti di governo dei paesi di Africa ed Europa.
 
Per ulteriori informazioni, si prega di contattare Alvilda Jablonko, Coordinatrice del programma sulle MGF, all'indirizzo email ajablonko@npwj.org,  oppure Nicola Giovannini, email ngiovannini@npwj.org, telefono +3225483915.

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Abbiamo scritto al Ministro Fornero: chiediamo un incontro per affrontare le tematiche legate all'accesso al alvoro dei disabili e il mancato rispetto della Legge 68/99

Lucacoscioni.it - Lun, 02/06/2012 - 15:03

Illustrissimo Ministro,

da 10 anni, l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica si occupa della tutela delle persone con disabilità ed in particolare dell’affermazione dei loro diritti, tramite iniziative per il rispetto della legalità.

Ci rivolgiamo a Voi in quanto garanti dei diritti costituzionali del lavoro e delle politiche sociali, affinché si possano affrontare insieme le questioni relative alla tutela dell'accesso al lavoro delle persone disabili, disciplinata dalla Legge n. 68 del 12 marzo 1999 "Norme per il diritto al lavoro dei disabili", norma quadro sul collocamento mirato, determinante i principi generali in materia di tutela del lavoro dei disabili.

La legge ha il dichiarato scopo di promuovere l'inserimento e l'integrazione lavorativa delle persone disabili attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato, da intendersi come quella serie di strumenti tecnici e di supporto in grado di permettere un'adeguata valutazione delle capacità lavorative delle persone al fine inserirle nel posto lavorativo più adatto.

 

Il rapporto ISTAT, “La disabilità in Italia Periodo di riferimento: Anni 2004-2005”, evidenzia come il tasso di occupazione dei disabili ammonti al 18% contro il 54% degli abili, mentre il tasso di occupazione in ambito europeo risulta, dalle linee definite dalla Commissione Europea nella “Strategia europea sulla disabilità 2010-2020”, pari al 50%.

Da oltre un anno l'Associazione Luca Coscioni ha intrapreso un monitoraggio per verificare il rispetto dell'applicazione della legge sul collocamento mirato, attraverso la visione dei prospetti informativi delle aziende private ed Enti pubblici (alcuni, a titoli esemplificativo, in allegato alla presente).

 

Dal nostro studio è emerso che le aziende tenute alle assunzioni obbligatorie non solo non rispettano l'obbligo ma non adempiono al pagamento delle relative sanzioni, grazie al ricorso allo strumento della convenzione, previsto agli artt. 11 e 12 “come possibilità di stipulare con il datore di lavoro convenzioni aventi ad oggetto la determinazione di un programma mirante al conseguimento degli obiettivi occupazionali ... in cui sono stabiliti i tempi e le modalità delle assunzioni che il datore di lavoro si impegna ad effettuare” mentre le Province, tenute al rigoroso controllo e alla somministrazione di sanzioni sono, di fatto, assenti.

Considerando che

• l'articolo 3 della citata legge stabilisce che i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie protette, con quote di riserva proporzionali al numero di dipendenti complessivo;

• l'art. 15 prevede che le Province sanzionino, sia a livello amministrativo che penale, le aziende che non adempiono gli obblighi;

• dai prospetti informativi finora raccolti, allegati alla presente, emerge la quasi totale assenza di sanzioni;

• il ricorso massiccio allo strumento delle convenzioni, stipulate tra l’Ente provinciale ed i datori di lavoro, spesso si rivela come modo elusione degli obblighi datoriali;

risulta evidente come la Legge sul collocamento mirato dei disabili perda, nel mancato rispetto da parte delle aziende private ed Enti pubblici e nell'assenza di controlli e sanzioni da parte delle Province, il proprio fondamento di tutela e inserimento lavorativo dei disabili.

Per tutto quanto sopra, con la presente siamo a chiederVi un incontro per approfondire le problematiche relative al collocamento mirato, anche a partire da due proposte/obiettivi che riteniamo importanti per migliorare l'attuale situazione:

  1. in primis, una modifica del sistema dei controlli, in modo che i dati da noi faticosamente e "artigianalmente" recuperati tramite diversi accessi agli atti amministrativi siano invece raccolti con criteri omogenei, in modo da poterne centralizzare la rilevazione e il controllo, anche ai fini di una corretta ed efficace sanzione.
    Facciamo, da questo punto di vista, notare che gli ultimi dati resi pubblici sul rispetto del collocamento mirato e pubblicati sul sito del Ministero del Lavoro risalgono al 2006;

  2. estendere il calcolo della quota di riserva a tutte le forme di lavoro subordinato, evidenziando come l’unificazione del mercato del lavoro incrementerebbe notevolmente e a costo zero il numero dei disabili cha hanno diritto al collocamento obbligatorio.

Per tutto quanto sopra, dunque, riteniamo che sia di comune interesse potere avere con Voi un incontro al fine approfondire le problematiche relative al mancato rispetto della citata legge, anche alla luce dell’iniziativa del Governo in materia di riforma del mercato del lavoro.

Cordiali saluti,

Filomena Gallo

Segretario Associazione Luca Coscioni
 

Gustavo Fraticelli

Co Presidente Associazione Luca Coscioni

Alessia Turchi

Membro di Giunta Associazione Luca Coscioni

 

 

Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni - 5 febbraio 2012

Lucacoscioni.it - Lun, 02/06/2012 - 14:07

PRESENZE CONFERMATE - ODG - RELAZIONI - AUDIOVIDEO - MESSAGGI PERVENUTI

Domenica 5 febbraio 2012, dalle 10.30 alle 17, presso la sede del Partito Radicale Transnazionale di Via di Torre Argentina 76 a Roma si è tenuto il Consiglio Generale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Qui puoi leggere i nominativi e le schede personali dei membri del Consiglio Generale. Fanno parte del Consiglio i rappresentanti delle Cellule Coscioni, che abbiano raggiunto i requisiti previsti dallo statuto.

La mattina si è discusso dell'aggiornamento del nomenclatore per le persone disabili, dei ricorsi contro la legge 40, di testamento biologico/eutanasia e di politiche per la ricerca.

Nella sessione pomeridiana si sono toccati gli aspetti più transnazionali: il Congresso mondiale, la ricerca sulle staminali embrionali e il rapporto sullo stato delle libertà di ricerca nel mondo.

L'incontro è stato registrato da Radio Radicale ed è riascoltabile in formato audio-video su www.radioradicale.it

 

 

 

EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Radicali.it - Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

 

  Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.   Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini     Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.” L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce. I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA. Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.   Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.   “Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale". "L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.   Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.   Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.      

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EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Radicali.it - Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. 

EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.

Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini

Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.”

L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce.

I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA.

Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.

Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.

“Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale".

"L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.

Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.

Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.

© 2012 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Radicali.it - Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

 

  Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.   Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini     Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.” L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce. I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA. Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.   Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.   “Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale". "L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.   Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.   Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.      

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EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Radicali.it - Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

 

  Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.   Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini     Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.” L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce. I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA. Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.   Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.   “Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale". "L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.   Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.   Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.      

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EXPO: bene la riqualificazione della Darsena, ma rivedere le scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua per rispettare il voto dei milanesi ai referendum

Radicali.it - Lun, 02/06/2012 - 13:40
06/02/12

 

  Nel progetto attuale il parco non c’è (le aree verdi sono solo il 10%). Si possono risparmiare 30 milioni di euro attingendo da pozzi l’acqua per l’evento e reinvestirli per i Navigli, le vere vie d’acqua. EXPO sostenibile: manca ancora la consulta ambientale.   Dichiarazione di Croci, Cappato e Fedrighini     Milano, 5 febbraio 2012. “Dal progetto EXPO sono spariti il parco agroalimentare e le vie d’acqua – almeno nella loro concezione autentica di eredità permanente per i milanesi.” L'allarme arriva da Milanosimuove, il comitato promotore dei cinque referendum per l'ambiente e la qualità della vita a Milano, con Edoardo Croci, presidente, Marco Cappato, segretario e Enrico Fedrighini, portavoce. I referendari hanno presentato un articolato documento con le loro osservazioni alla Regione Lombardia nell’ambito della procedura di VIA. Dalla lettura del Quadro Progettuale dello studio di impatto ambientale risulta che le sole aree libere, verdi e coltivate previste dal progetto come permanenti sono quelle della collina e dell’altro agroecosistema all’aperto (circa 16.000 mq), a cui va a sommarsi la quota di verde al perimetro del sito, boscata ma non coltivata, per un totale di circa 80.000 mq complessivi (quota di poco superiore al 10% dell’intero sito). Per i restanti elementi di progetto non permanenti, comprese le zone alberate e le altre aree verdi comuni, nonché quelle coltivate dai paesi, è prevista la dismissione a fine evento e la restituzione delle aree in forma di sterrato. Su questa base verrà realizzato il PII post EXPO. Il parco che sarà (sperabilmente) previsto in sede di PII non sarà quindi un’eredità dell’EXPO ma dovrà essere realizzato ex novo sopportando i relativi costi tramite oneri di urbanizzazione.   Per quanto riguarda il sistema idrico, pur apprezzando la destinazione di fondi EXPO per la riqualificazione della Darsena che dovrebbe tornare alla sua funzione di porto, si deve rilevare la definizione ingannevole di “vie d’acqua” nel masterplan EXPO. Si tratta infatti di semplici canalizzazioni di acque per alimentare le zone umide del sito EXPO, di sezione e portata limitata (circa 2 mc/sec), a tratti addirittura in condotta chiusa, e quindi non navigabili. Tale scelta progettuale potrebbe essere agevolmente sostituita dall’utilizzo di pozzi già esistenti ed inutilizzati integrabili con altri di semplice realizzazione nell’intorno del sito, che potrebbero convogliare acque di prima falda (abbondanti e come noto addirittura problematiche per la città) verso le stesse zone umide che si vuole realizzare, con un costo realizzativo enormemente inferiore, con un risparmio quantificabile in non meno di 30 milioni di euro e consentendo così di liberare ulteriori risorse per le vere vie d’acqua e cioè i Navigli. In merito alla fattibilità dell’utilizzo dei pozzi tale tipo di scelta è già stata fatta in passato dal Comune di Milano in un altro sito di grande qualità ambientale qual è il “Bosco in città” dove tutte le aree umide, ricche di flora e fauna spontanea, vengono alimentate dai pozzi dismessi della Centrale Acquedotto di Via Novara.   “Le attuali scelte su parco agroalimentare e vie d’acqua appaiono in contrasto con due dei referendum approvati con il 95% di sì dai milanesi lo scorso giugno. E’ quindi necessario che siano riviste, a partire da un’analisi trasparente delle alternative di fronte ai cittadini con la partecipazione delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. A questo proposito si rileva che la società EXPO non ha ancora provveduto a istituire la consulta ambientale prevista dai dossier di candidatura e di registrazione, una inadempienza nei confronti del BIE, ma soprattutto una grave lacuna per garantire un’EXPO sostenibile. La consulta avrebbe dovuto esprimersi su tutte le scelte sin dalla fase iniziale". "L'Expo rappresenta una grande opportunità per il futuro di Milano, ma per cogliere questa opportunità bisogna avere la capacità di assumere le decisioni giuste ora”.   Tra l’altro a gennaio il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Enrico Marcora, ha deliberato di impegnare la Giunta a “destinare una parte consistente dei circa 175 milioni previsti nel budget per EXPO 2015 per la realizzazione della via d’acqua, alla risistemazione della Darsena, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei Navigli e alla riapertura, ove possibile, dei Navigli nel centro della città di Milano”. Milanosimuove auspica che anche il Consiglio comunale di Milano adotti analoga deliberazione.   Nelle osservazioni presentate dal Comitato promotore dei referendum si toccano inoltre altri aspetti con la finalità di realizzare un’EXPO davvero sostenibile e lasciare un’eredità positiva ai milanesi.      

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Combattere la sclerosi con il primo farmaco orale

Lucacoscioni.it - Lun, 02/06/2012 - 13:35

In Italia ogni quattro ore viene diagnosticato un nuovo caso di sclerosi multipla e già sono più di 60.000 le persone colpite da questa patologia. Contro questo nemico oggi c`è un`arma in più: si chiama fingolimod, ed è una sostanza che in pratica "rinchiude" i linfociti, cioè dei particolari globuli bianchi, all`interno delle loro "caserme", le ghiandole linfatiche, impedendo loro di andare al cervello e stimolare l`infiammazione. Questo farmaco è indicato nelle forme più aggressive di malattia e anche nei tipi più comuni, cioè quelli con un decorso iniziale a ricadute e remissioni. Sono, questi, il 50-70 per cento dei casi. Non solo: il farmaco agisce quando il trattamento con beta-interferone non è sufficiente.

«E la prima terapia orale, differente da tutti gli altri farmaci che devono essere somministrati per via intramuscolare, sottocute o per via endovenosa» spiega Gianluigi Mancardi, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Oftalmologia e Genetica, dell`Università di Genova. E continua: «Il farmaco è stato oggetto di studi in ampie popolazioni. Nei due anni di studio è stato in grado di dimezzare le ricadute e di ridurre del 30 per cento la progressione della disabilità. Ora si vuole capire di più su eventuali effetti collaterali, che peraltro negli studi finora disponibili sono stati modesti e del tutto accettabili. Per questo sarà fondamentale il monitoraggio, quando inizieremo a trattare grandi numeri di pazienti». Certo è che la malattia colpisce molte persone, più spesso donne, anche in giovane età: «In Liguria abbiamo 2.100 persone colpite da sclerosi multipla» precisa Mancardi «i costi della malattia sono molto elevati e crescono anche con l`aumentare della disabilità: un paziente costa in media 50.000 euro l`anno, sia per i farmaci di cui ha bisogno, sia per i costi indiretti legati alla perdita di attività lavorativa. Oltre, ovviamente, all`impegno di chi assiste i pazienti, nella maggior parte dei casi la famiglia stessa». La rivoluzione futura nelle cure, forse, prenderà il via proprio a Genova. Entro il 2012 partirà, in collaborazione con molti Centri internazionali, un importante studio sul trapianto di cellule staminali mesenchimali, coordinato da Antonio Uccelli del Dipartimento di Neuroscienze dell`ateneo genovese, per indagare la tollerabilità di questa terapia.

 

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